Gli anni Novanta

 GLI ANNI NOVANTA

Negli ultimi trent’anni l’entità dei flussi migratori in ingresso è lievitata: si è passati dalle 144.000 mila presenze del 1970, alle circa 800.000 unità del 1990, quota che ha sfondato il tetto del milione di presenze nel 1996; per arrivare infine ai 5.011.000 stranieri regolari censiti alla fine del 2012.

Da tale computo sono escluse le presenze irregolari, difficilmente quantificabili, ma che se contabilizzate  andrebbero a modificare, anche in modo significativo, le cifre ufficiali delle presenze straniere nel territorio.

Se nei decenni precedenti la provenienza degli immigrati rimandava in prevalenza al continente africano, nel corso degli anni Novanta  si è formata la base di quello che si può definire il sistema migratorio del decennio, che vede emergere la presenza di stranieri cinesi, pakistani e bangladesi.

Ulteriori eventi che hanno contribuito a modificare lo scenario dei flussi migratori in Europa sono stati, da una parte, il crollo del muro di Berlino, che si è tradotto nell’apertura di fatto delle frontiere dell’Est europeo verso l’Occidente, con il conseguente arrivo di cittadini dell’Europa Orientale; dall’altra il riesplodere dei conflitti, lungamente sopiti dalla leadership di Tito, nella polveriera balcanica. Tali eventi uniti  crollo del regime comunista in Albania, per il Kosovo hanno provocato un massiccio esodo di persone verso i paesi del centro Europa. In particolare la prossimità territoriale tra Italia e Albania e i Balcani, percorsi e insanguinati da una delle più cruente guerre civili degli ultimi decenni, ha favorito l’ingresso nel nostro paese, nel giro di pochi anni, di migliaia di slavi che, soprattutto nella fase iniziale furono accolti in modo approssimativo dal governo italiano, impreparato ad affrontare l’emergenza rifugiati.

Il contingente di immigrati dell’ex-Jugoslavia risultò così consistente che alla metà degli anni Novanta contesero ai marocchini il primato come etnia prevalente presente nel territorio italiano.